Fondazione Culturale Responsabilità Etica                 Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Banca Popolare Etica                                                Università di Trieste

 

in collaborazione con le riviste Agriregionieuropa e Culture della sostenibilità

propongono

X Convegno sulle "aree fragili"

La biodiversità nascosta

Valori e pratiche della diversità biologica nelle aree fragili

Rovigo, 20-21 marzo 2015

http://it.mongabay.com/news/2014/it1203-reynolds-animal-earth.html

PIEGHEVOLE

commento ex post di Stefano Soriani

<< c a l l  f o r  c a s e s >>  (chiuso)

PROGRAMMA ESTESO (con link agli abstract)
20 marzo, ore 15.00 - Consorzio Università Rovigo, Viale Marconi, 2 - Rovigo
Saluti Roberto Tovo, Presidente Consorzio Università Rovigo,
Anna Fasano, VicePresidente di Banca Etica,
Roberto Scarciglia, Direttore Dip. Scienze Politiche e Sociali, Università di Trieste 
Introduzione al convegno Giorgio Osti, Università di Trieste
Key note speaker,
20 marzo, ore 15.30
Giovanni Carrosio, Comitato Nazionale Aree Interne
"La valorizzazione della biodiversità nelle aree interne"
Sessioni parallele  (vedi elenco sotto) 20 marzo, ore 16.30-18.30;  21 marzo, ore 9.00-10.45 e 11.15-13.00
20 marzo, ore 18.30 Presentazione dei poster di Veneto Agricoltura  
Tavola rotonda
21 marzo ore 14.30  

Piero Franzoi, ecologo, Università Ca' Foscari di Venezia;
Patrizia Rossi
, Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), Parma;
Stefano Previatello, Presidente Antichi Beni Originari, (proprietà collettiva) Grignano Polesine;
Giorgio Trentin, Dirigente Regione del Veneto, Sezione Agroambiente
modera, 
Andrea Povellato, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CRA-INEA)
Sede convegno: Consorzio Università Rovigo, Viale Marconi, 2 - Rovigo
Sessioni parallele 
Argomento Autore/i email
1° sessione - BIOSVILUPPO, 20 marzo ore 16.30 moderatore: Anna Natali
Biodiversità in due frazioni dell'Alto Feltrino Cesare Lasen, Botanico, Belluno(già presidente Parco Dolomiti Bellunesi) cesarelasen@teletu.it
Prepararsi alla biodiversità coltivata? Federico Balzan, Valentina De Marchi  e Zanetti Chiara  - associazione ISOIPSE. Sinergie-Strategie-Territorio  federico.balzan@gmail.com; valedema1983@gmail.com; zanna_chia@yahoo.it
Citizen science, scoperta e sviluppo del territorio
Stefano Martellos, Melissa Amati, Università di Trieste, Dip. Scienze della vita mamati@units.it
Il progetto Life+ InbioWood: aumentare la biodiversità in aree soggette ad agricoltura intensiva attraverso le piantagioni policicliche permanenti (P.P.P.) Enrico Buresti - Presidente AALSEA (Associazione per l'Arboricoltura da Legno Sostenibile per l'Economia e l'Ambiente), Verona segreteria@aalsea.it
Il Parco comune dei frutti minori (Castiglione d’Otranto, Lecce): agricoltura sociale nel lembo meridionale della Regione Puglia Giuseppe Piccioli Resta, Marta Melgiovanni
Lab. Fotografia Subacquea e Monitoraggio dei Sistemi Costieri, Dip. Storia, Società e Studi sull’uomo, Università del Salento
naumakos@libero.it; 
2° sessione - BIORETI, 20 marzo ore 16.30 moderatore: Davide Marino  
La biodiversità a tavola: la manifattura Marinati di Comacchio e la tutela dell'habitat dell'anguilla Vincenzo Barone, eco&eco, Bologna vbarone@eco-eco.it; 
Ortinrete: orti sociali e solidali in Trentino Alto Adige Julia Politeo, ref. progetto “Orti in rete”, Giuliano Pezzini, Presidente Ass. Alta Val di Non-Futuro Sostenibile,  Stefano Delugan, coord. scientifico progetto “Orto in Villa”,
Federico Bigaran, direttore Ufficio Produzioni Biologiche Provincia Autonoma di Trento
federico.bigaran@provincia.tn.it; stefano.delugan@gmail.com; julia.politeo@katamail.com; info@altavaldinon-futurosostenibile.it
Biodiversità e pastori migranti Nori Michele, Migration Policy Centre www.migrationpolicycentre.eu, EUI, Firenze Michele.Nori@EUI.eu; 
Buone pratiche d'uso della biodiversità. Il caso del Genepì nelle Alpi Occidentali Simonetta Mazzarino, Dipartimento di Economia e statistica “Cognetti de Martiis”, Università degli Studi di Torino simonetta.mazzarino@unito.it
FORESTE NELLA RETE: casi di associazionismo e la multifunzionalità nelle foreste di pianura del Veneto Lucio Brotto, ETIFOR srl - Forest Ideas Responsibility, Padova lucio.brotto@etifor.com; 
3° SESSIONE - BIOSCIENZA, 21 marzo ore 9.00 moderatore: Davide Pettenella  
Conservazione della biodiversità nascosta: Per chi e per quali scopi? Un caso studio dalla foresta boreale canadese Catie Burlando, IUCN-CEESP Steering Committee; Nathan Deutsch, Università di Manitoba catie.burlando@gmail.com; nathan.a.deutsch@gmail.com
Caso di studio  sull’organizzazione di un sistema di Pagamento di Servizi Ambientali nel Parco della Lessinia per la tutela di nardeti affidata ai gestori di pascoli su fondi della CARIVERONA. Laura Secco1, Davide Pettenella1, Paola
Gatto1, Enrico Vidale1 e Giulia
Corradini1, con Isabella Pasutto2 e
Maurizio Dissegna2
1 TESAF, Università di Padova; 2 Sez. Parchi Biodiversità Programmazione Silvopastorale
e Tutela dei Consumatori, Regione Veneto
laura.secco@unipd.it
La rete ecologica della Regione Toscana:
 la biodiversità delle aree “non protette”e di quelle “marginali”
Leonardo Lombardi e Michele Giunti
NEMO srl, Firenze, Giacomo Santini Dip. Biologia, Università di Firenze
lombardi@nemoambiente.com
Biodiversità urbana: la percezione dei tempi della natura Eddi Boschetti, Presidente WWF Rovigo rovigo@wwf.it
Esperienza di agricoltura sociale e ortoterapia a Pisa Alessandra Greggio, Cooperativa sociale AXIS, progetto "Orto in Cannicce", Pisa. alessandra.rovigo@hotmail.it
4° sessione - BIORECUPERO, 21 marzo ore 9.00 moderatore: Stefano Soriani  
Fagiolo bianco di Frattura (AQ) Anna Rizzo, Chiara Tebaldi studioannarizzo@gmail.com; ch.tebaldi@gmail.com
Biodiversità e proprietà collettive: il ruolo delle Comunelle del Carso triestino Nadia Carestiato, Dipartimento di scienze Umane - Università di Udine nadia.carestiato@uniud.it
Il Parco regionale delle Dune Costiere.
Ricostruire Comunità solidali con i valori della biodiversità: dal mare alla piana degli uliveti secolari
Gianfranco Ciola e Francesco Maiorano, Parco regionale Dune Costiere, Torre Canne e Torre San Leonardo maiorano.studio@libero.it
Il progetto di conservazione della pecora di razza Lamon nel Parco Naturale Paneveggio-Pale S. Martino  P. Partel, C. Zorzi, V. Ducoli, Ente Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, Loc. Castelpietra, 2 -38054 Tonadico (TN);
piergiovanni.partel@parcopan.org
Esperienze di salvaguardia della biodiversità agricola tra supporto pubblico e valorizzazione economica (razze animali) Andrea Povellato, Francesco Vanni, Istituto Nazionale di Economia Agraria povellato@inea.it; vanni@inea.it
5° sessione - BIOGESTIONE, 21 marzo ore 11.15 moderatore: Giorgio Osti  
Il valore della biodiversità: alcuni casi dal Progetto Life+ MGN Marucci A.1, Pellegrino D.1, Gaglioppa P.2, Guadagno R.1, Palmieri M.1, Picchi S.1
1 Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l’Ambiente (CURSA)
2 LANDS ONLUS (Marucci et al.)
angelo_marucci@libero.it
Progetto TRECORALA (TREzze e CORalligeno dell’ALto Adriatico: valorizzazione e gestione sostenibile nel Golfo di Trieste)  Saul Ciriaco, Shoreline S.C.ar.l. AREA Science Park Padriciano, 99 - 34012 Trieste saul.ciriaco@shoreline.it; 
La comunità locale difende la biodiversità nascosta:
Il caso del Parco Nazionale dell’Aspromonte; contratti di responsabilità sociale contro gli incendi
Palmieri M.1, Marucci A.1, Gaglioppa P.2, Guadagno R.1, Pellegrino D.1, Picchi S.1,  Pelle L.3, Siclari A.3
1 Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l’Ambiente (CURSA)
2 Lands ONLUS
3 Parco Nazionale Aspromonte.
margherita.palmieri@libero.it
Un inconsueto connubio tra ambiente ed attività venatoria per la valorizzazione del territorio:
l’esperienza della Partecipanza Agraria di Villa Fontana
Michele Filippini, Presidente Partecipanza Agraria di Villa Fontana, Medicina (BO) part.villafontana@tin.it
Un “bosco” urbano a Palermo: una sfida per il rilancio della “biodiversità sociale”                                                                                            Gian Luigi Corinto, Enrico Nicosia, Dip. Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo, Università di Macerata enrico.nicosia@unimc.it; 
6° sessione - BIOPRATICHE, 21 marzo ore 11.15 moderatore: Riccardo Santolini  
Esperienze e prove per il recupero e il rilancio di un antico e valido modello di cerasicoltura nella CM Monte Maggiore (CE) Vincenzo Abbate, CRA – Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, Unità di ricerca per la frutticoltura di Caserta vincenzo.abbate@entecra.it; 
Il giardino della memoria fruttale", storia ed esperienze di recupero di antiche varietà di melo e pero nel comune di Fregona (TV). Lino Chies, Davide Nucilla, Gruppo “Densiloc”, Ciser di Fregona (TV) densiloc@libero.it; dav.idea@libero.it; 
Imprenditorialità agricola e riproduzione della biodiversità: Francesco, la biodiversità agricola e la nuova vita del borgo di montagna Pierluigi Milone e Flaminia Ventura, Università di Perugia flavent@tin.it; milonpie@tin.it
Il sistema integrato di microaree protette dell’Alto-Astigiano (Basso Monferrato, Piemonte) Franco Correggia, Associazione “Terra, Boschi, Gente e Memorie”; Enrico Ercole, Università del Piemonte Orientale, Dipartimento DiGSPES
enrico.ercole@digspes.unipmn.it
Progetto di recupero, sostegno e valorizzazione dell'agricoltura contadina in Calabria: Semi Autonomi Yvonne Piersante, Dottoranda, Università della Calabria yvonne.piersante@gmail.com 
Comitato Scientifico Davide Marino-Università del Molise, Andrea Povellato-Istituto Nazionale di Economia Agraria, Davide Pettenella-Università di Padova, Riccardo Santolini-Università di Urbino, Stefano Soriani-Università Ca' Foscari di Venezia povellato@inea.it; soriani@unive.it; davide.pettenella@unipd.it; riccardo.santolini@uniurb.it; dmarino@unimol.it
Comitato organizzatore Ivan Pesaresi (Banca Popolare Etica), Lodovica Mutterle (gruppo dei soci polesani di Banca etica), Giorgio Osti (Università di Trieste), Alessia Agnoletto (Cooperativa Porto Alegre, Rovigo), Eddi Boschetti, WWF Provincia di Rovigo 
Patrocini  Sezione Territorio dell'Associazione Italiana di Sociologia, Provincia di Rovigo; Gruppo San Rossore, Massacciucoli (Pisa); Consorzio Università Rovigo; Antichi Beni Originari (ABO), Grignano Polesine
Link: X Convegno Nazionale dei Sociologi dell'Ambiente, 18 e il 19 Giugno 2015, Università di Bologna
Sede convegno: Consorzio Università Rovigo, Viale Marconi, 2 - Rovigo
Durante il convegno: mostra sull'agrobiodiversità di Veneto Agricoltura
Dopo il convegno: visita alla mostra IL DEMONE DELLA MODERNITÀ. Pittori visionari all’alba del secolo breve

connessione al blog Il ruolo dell’immigrazione per il futuro della pastorizia mediterranea

 

Il convegno è finanziato dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica di Banca Popolare Etica, dal Fondo Prin 2010Setkac_003 Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Trieste. Un contributo deriva anche dal Gruppo di Iniziativa Territoriale (GIT) dei soci polesani di Banca Etica 

 

Background del convegno

Il retroterra di questa riflessione sulla biodiversità è una comunità di pratica sulle aree fragili che si è andata consolidando attraverso una serie di convegni, che si tengono annualmente a Rovigo. Nel 2015 si arriverà alla decima edizione. La comunità di pratica si basa su due idee di fondo: una è che si debba prestare maggiore attenzione ad aree aventi una intima fragilità demografica e ambientale, siano cioè sistemi territoriali che possono tracollare improvvisamente per piccole perturbazioni interne o esterne. Resta il problema di una definizione operativa; ma per intanto si ritiene la fragilità socio-ambientale sia una connotazione che evoca un'ampia varietà di casi problematici sparsi per l'Italia. L'altra idea è che si debbano ricercare progetti e iniziative che rendono tali aree più resilienti sul piano ambientale e più "reattive" sul piano sociale. Non si tratta di indulgere in facili ottimismi, quanto di portare alla luce problemi assieme a piccole, ma significative risposte. Queste potranno essere parziali, male impostate, probabilmente poco efficaci rispetto alla grandezza dei problemi, ma l'intenzione è di fare ricerca militante, condotta non solo con dovuto rigore ma anche con una prospettiva di impegno civile.

Nelle edizioni passate del convegno si è andati alla ricerca di risorse interne ed esterne alle aree fragili che potessero essere "dolcemente" sviluppate. Si è guardato alle energie rinnovabili, alla mobilità spaziale, all'arrivo di stranieri, alle riserve d'acqua. Una risorsa ampiamente presente nelle aree fragili è la diversità biologica. Non è un caso che spesso vi sia una coincidenza fra fragilità socio-spaziale di un'area e sua destinazione a parco naturale. Già questo evoca polemiche e distinguo, accomodamenti posticci e soluzioni simboliche. La storia dei parchi naturali è sufficientemente lunga da includere molte considerazioni sulla loro efficacia nel proteggere la biodiversità, sulle loro ricadute sociali, economiche e culturali. Ma le aree protette  sono uno degli strumenti di cui valutare l'impatto e il significato. L'altro grande nodo sono le attività agro-silvo-pastorali, elemento caratterizzante le aree fragili, anche esse invocate come soluzione o per lo meno come fattore di compatibilità fra protezione della natura e sviluppo sociale di un territorio.

La diversità biologica, intesa come varietà interna ad una specie e varietà di specie e di habitat, ha notevoli problemi di misurazione interna; ma ammesso che siano risolvibili, restano da chiarire alcuni elementi della sua relazione con fattori esterni:

- se comprenda o meno la varietà culturale, relativa ad un particolare insediamento umano

- se e come debba essere accolta la biodiversità indotta marcatamente dall'uomo attraverso incroci, ibridi, bio-ingegneria, inserimenti intenzionali o accidentali di specie alloctone

- se e come la biodiversità debba essere riconosciuta pubblicamente e se ne possa ricavare un reddito privato.

Entrano cioè in campo tre fattori storici imprescindibili: 1) le generazioni umane sono intervenute ampiamente sugli ecosistemi e sulle specie animali e vegetali, creando complessi biologici per i quali è impossibile distinguere gli aspetti naturali da quelli antropologici; 2) le possibilità di intervento sulla natura si sono enormemente ampliate grazie ai mezzi tecnici, in particolare attraverso l'ibridizzazione dei semi e la bio-ingegneria; 3) la bio-prospezione, sempre grazie agli accresciuti mezzi tecnici, ha indotto una legislazione sui diritti di proprietà e uso della biodiversità secondo parametri (vedi diritto alla proprietà intellettuale della biodiversità) che non sono universalmente riconosciuti (a volte apertamente contestati).

In particolare, il piano normativo è assai intricato essendo in gioco non sono diverse filosofie del diritto ambientale, ma anche livelli di tutela stratificati (dall'individuo allo stato passando per le comunità locali; senza contare i trattati internazionali) e formule gestionali spurie; basti pensare al ruolo delle ONG, delle fondazioni di beneficienza e ad agenzie pubbliche dotate di ampia autonomia.

Questo complesso quadro storico-giuridico della biodiversità come impatta sulle aree fragili italiane? Se le individuiamo genericamente come aree rurali e montane, con una economia e una popolazione declinante, possiamo ipotizzare una biodiversità nascosta, poco nota e quindi poco "valorizzata". Essa è poco riconosciuta per due processi complementari: uno è l'abbandono delle attività agro-silvo-pastorali da cui scaturiscono ecosistemi nuovi, poco conosciuti da persone del posto e studiosi, proprio perché scaturenti da un fenomeno nuovo che è l'abbandono di aree un tempo messe a valore; l'altro processo è lo sfruttamento intensivo per scopi specifici: possiamo immaginare che le aree fragili abbiano degli antropo-ecosistemi semplificati sia per obiettive ragioni interne (una tundra è meno ricca di biodiversità di una foresta tropicale) sia per pesanti interventi umani. Qui il pensiero corre alla desertificazione operata da certe monoculture sia agrarie che boschive. Si potrebbe obiettare che si tratta, con un gioco di parole, di una biodiversità diversa: una tundra alpina non è meno nobile di un pezzo di Amazzonia, mentre certe aree vocate alla monocultura (ad esempio, le aree del Prosecco in provincia di Treviso) hanno un proprio ecosistema assai particolare e per nulla disprezzabile sotto il profilo scientifico e culturale.

Vi è quindi un prioritario problema di definizione della biodiversità. Se sarà possibile stabilire ciò avremo già in parte risposto alla provocazione sulla "biodiversità nascosta". In secondo luogo, si tratta di vedere se e come i processi di abbandono delle terre o le monoculture hanno creato forme originali di biodiversità o se invece tutto si banalizza come pare succedere con la  la robinia che sta infestando tutti i terreni interstiziali della pianura padana; questo è il secondo passo per svelare la biodiversità. Infine, si tratta di vedere se le condizioni di fragilità socio-ambientale hanno indotto reazioni innovative sul fronte della biodiversità ossia "sfruttamento" a vario titolo di specie ed ecosistemi inediti. Sappiamo esservi un intenso lavoro di recupero di piante e animali autoctoni. Ma tutto questo è semplicemente il frutto di incentivi pubblici, che una volta finiti, porta anche alla fine della tutela oppure si sono innescati processi nuovi sostenuti da operatori giovani e capaci di garantire entrate economiche dignitose e durature?

Il convegno potrebbe allora contribuire a svelare porzioni di biodiversità inedita, ma valorizzata da esperienze non condizionate dai soli finanziamenti pubblici, che si svolgono in aree fragili. Delle molte o poche esperienze di recupero delle razze autoctone sarebbe interessante verificare la collocazione territoriale, la residenza e la formazione degli operatori, il "successo" dell'iniziativa, se e come coinvolge i residenti locali o persone a vario titolo esterne. Se addirittura ci si prefigge di esportare biodiversità in aree biologicamente povere, come le città o le zone agricole monocolturali. La biodiversità si presenta come un valore molto astratto, frutto di una cultura scientifica poco condivisa dalla gente comune; a volte in aperto conflitto come nel caso dei grandi carnivori; il convegno dovrebbe contribuire a svelare maggiormente i presupposti culturali della biodiversità e individuare valorizzazioni innovative, non riguardanti però solo il piano economico. E' quindi rivolto a studiosi, animatori del territorio, amministratori locali che si pongono a cavallo fra scienze naturali e sociali, alla ricerca di reciproche fecondazioni fra conoscenze scientifiche sugli ecosistemi e attività pratiche di valorizzazione dolce della biodiversità.

 

Risultati attesi:

- panoramica di casi italiani di valorizzazione della biodiversità in territori non toccati da grandi progetti di protezione della natura

- modelli sociali e organizzativi di concreti casi di valorizzazione della biodiversità in aree fragili

- individuazione di misure politiche, finanziarie e di animazione sociale volte a valorizzare la biodiversità in aree fragili

Svolgimento

call for cases seguendo le procedure degli ultimi due convegni: costituzione di un gruppo promotore, entro dicembre invio di un abstract su caso/i di biodiversità in aree fragili; presentazione dei casi selezionati al convegno

Casistica tipo esemplificativa

- agroforestazione, land sharing, agricoltura conservativa

- banche dei semi, arboreti, parchi e riserve su scala locale

- recupero specie animali autoctone/introduzione di specie alloctone

- controllo dolce di specie invasive

- agricoltura verticale, orti urbani, coltivazione piante officinali

- scambi locali ed extralocali di semi con capacità rigenerativa

- associazioni, cooperative, fondazioni, agenzie pubbliche vocate alla tutela della biodiversità

- depurazione, decontaminazione, assorbimento di CO2 grazie a mix di biodiversità (es. fitodepurazione)

- creazione di corridoi ecologici, specchi d'acqua, stagni, paludi

- .........

 

Nota metodologica: il convegno non mira a dipanare le molte questioni legate alla misurabilità della biodiversità; piuttosto, la misurazione viene vista attraverso il filtro delle scienze sociali, innescando quindi anche un elemento di confronto fra discipline. La biodiversità è infatti materia di biologi ed ecologi; ma un contributo può venire integrando le loro conoscenze e acquisizioni con prospettive altre; esse possono essere:

- il tema della percezione della biodiversità da parte di soggetti non esperti (profani); vi sono metodologie per captare le forme sensoriali e mentali con le quali la varietà di specie ed habitat sono utilizzate da residenti e utenti; ad esempio, è molto stimolante cogliere il nesso fra biodiversità e paesaggio, quest'ultimo a sua volta un filtro cognitivo o frame molto raffinato

- il tema del coinvolgimento ovvero dell'apprendimento della biodiversità attraverso processi partecipativi, reti reali e virtuali, confronti, dibattiti e strumenti più espressivi, quali drammatizzazioni, creazioni artistiche, celebrazioni etc. La questione è di come venga creata e condivisa la conoscenza della biodiversità, secondo un motto assai comune in sociologia: la costruzione sociale della realtà

- il tema della valorizzazione della biodiversità ossia di vedere come essa viene tradotta in fattori che sono ritenuti utili all'uomo (approccio funzionale). La diversità biologica può essere studiata a partire da un problema pratico, ad esempio, quale composizione di piante di uno stagno trattiene maggiormente i nitrati che provengono da attività umane. Il secondo passo è vedere se tale assetto ecosistemico può essere organizzato con costi contenuti e senza soverchianti effetti secondari.

Per i tre approcci, che potremmo riassumere in psicologico, socio-antropologico e economico, vi sono immediati addentellati con le aree fragili; la biodiversità di questi territori è sicuramente filtrata da frame culturali, da modelli di socializzazione e da una disparata gamma di progetti di valorizzazione commerciale. Tutte queste prospettive possono essere utili per svelare casi emblematici di biodiversità delle aree fragili. La casistica può essere inquadrata a partire dal seguente schema:

Casistica biodiversità

In questo schema dovrebbero trovare posto molte delle iniziative promosse per valorizzare la biodiversità come anche le minacce alla stessa; inoltre, si ritiene strategico tenere distinte le aree che soffrono di abbandono della presenza umana, in particolare la residenza e le attività agro-silvo-pastorali e quelle dove tale presenza è ampia e consolidata. Nelle une come nelle altre vi sono specifiche azioni in favore della biodiversità e pesanti compromissioni. Nelle aree rurali remote si è cercato di rivitalizzare specie sia domestiche che selvatiche in via di estinzione; nelle stesse aree il ritorno alla wilderness si può risolvere in un arretramento della biodiversità con diffusione di specie di scarso pregio naturalistico o commerciale o peggio ancora di specie alloctone invasive. Nelle aree più popolate, siano queste centri urbani, metropoli o conurbazioni, le azioni in positivo riguardano la creazione di corridoi ecologici e di aree verdi artificiali che possano rimediare alla mancanza di zone ecologiche vaste o fornire servizi ecologici puntuali, come ad esempio la fitodepurazione (infrastrutture verdi). Ciò è molto difficile a causa della frammentazione provocata dal modello urbano italiano, il quale interessa anche larga parte della campagna. Inoltre, le pressioni classiche derivanti dalle infrastrutture a forte consumo di suolo non sono per nulla cessate anche nelle aree a maggiore densità urbano-industriale.

Il convegno, pur avendo sempre privilegiato le aree di abbandono, darà spazio anche a casi di fragilità urbana sempre nella doppia accezione di minaccia alla biodiversità e risposta positiva "corale", essendo la biodiversità un bene comune. Fra spazi di abbandono e spazi di urbanizzazione non bisognerà infine trascurare gli spazi marini, la cui biodiversità è molto più nascosta.  

 

Bibliografia

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Ceccarelli S., Biodiversità, miglioramento genetico partecipativo e diritto al cibo. (Chi decide cosa mangerai stasera per cena?), AGRICOLTURA ISTITUZIONI MERCATI, 01/2011.

Ferroni F., B. Romano (a cura di), Biodiversità, consumo del suolo e reti ecologiche. La conservazione della natura nel governo del territorio, Cogecstre, Penne (PE), 2010

Genovesi P., Angelini P., Bianchi E., Dupré E., Ercole S., Giacanelli V., Ronchi F., Stoch F. (2014). Specie e habitat di interesse comunitario in Italia: distribuzione, stato di conservazione e trend. ISPRA, Serie Rapporti, 194/2014

Imperio M., ‎M. Vendittelli (a cura di), Complessità del territorio e progetti ambientali, Angeli, Milano, 2006.

Levins R. and R. Lewontin, The Dialectical Biologist. Cambridge: Harvard University Press, 1985.

Marino D., F. Blasi (2010). Biodiversità e servizi ecosistemici: misurare per potere gestire. PROTECTA, vol. 11; p. 31-33.

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Ministero dell'Ambiente, Processo partecipativo attivato dalla Conferenza di Roma sulle infrastrutture verdi, 2014

Modonesi C. , G. Tamino (a cura di),  Biodiversità e beni comuni, Jaca Book, Milano, 2009

Natori, Y., J. Silbernagel and M.S. Adams, Biodiversity Conservation Planning in Rural Landscapes in Japan: Integration of Ecological and Visual Perspectives, 2011, http://cdn.intechopen.com/pdfs-wm/21538.pdf.

Obrist M. K. et al. Biodiversità in città per l’uomo e per la natura, Instituto federale di ricerca WSL, CH-8903 Birmensdorf, dicembre 2013

Padovani L.M., P. Carrabba, B. Di Giovanni, F. Mauro, Biodiversità - Risorse per lo sviluppo, Enea, Roma, 2009.

Primack Richard B., Diseguaglianze economiche e minacce alla biodiversità, Frontiere della Vita (1999), Treccani.it

Sperling, L., J.A. Ashby, M.E. Smith, E. Weltzien, S. Mc Guire, A Framework for Analysing Participatory Plant Breeding Approaches and Results, d’Euphytica, N°122 (3) 2001.

Tanca M, Padiglione V, Di Giovannantonio C (2014). Patrimonio immateriale e biodiversità. In: “Atti del X Congresso Nazionale sulla Biodiversità” (Alba E, Benedetti A, Bucci G, Ciaccia C, Pacucci C, Pinzari F, Scarascia Mugnozza G eds). CNR (Roma, Italy) 3-5 Set 2014. Abstract-book, Paper #c3.10. [online] URL: http://www.sisef.it/xbio/

Trisorio, A., Povellato A., Borlizzi A., Agricoltura ad alto valore naturale: i sistemi agricoli a tutela della biodiversità, Agriregionieuropa anno 6, n° 22, Set 2010.

 

Altro materiale

Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, Legge 1 dicembre 2015 n. 194  

Strategia Nazionale per la Biodiversità

Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare,  

PROPOSTA DI LEGGE d'iniziativa dei deputati CENNI, LUCIANO AGOSTINI, BELLANOVA, BENAMATI, BLAZINA, BRATTI, CARRA, CIMBRO, COVA, DALLAI, DI LELLO, D'INCECCO, FERRARI, FIANO, FIORIO, FONTANELLI, FOSSATI, FREGOLENT, GARAVINI, GHIZZONI, KRONBICHLER, LODOLINI, MARCHI, MARIANI, MARIANO, MONGIELLO, OLIVERIO, RAMPI, RIGONI, ROSATO, TENTORI, TERROSI, VERINI, ZAN, ZANIN, Presentata il 19 marzo 2013 http://www.lodolini.it/index.php?option=com_content&view=article&id=349:disposizioni-per-la-tutela-e-la-valorizzazione-della-biodiversita-agraria-e-alimentare&catid=93&Itemid=612

NUOVO TESTO DEL COMITATO RISTRETTO   14 maggio 2014 Coldiretti, Arriva un nuovo progetto di legge sulla tutela della biodiversitàColdiretti chiede il riconoscimento del ruolo del'agricoltura nella valorizzare la biodiversità Leggi    mercoledì 25 giugno 2014

Biodiversità ricchezza di Liguria

X Convegno Nazionale sulla Biodiversità, CNR, Roma, 3-5 settembre 2014 (molti abstract con tematiche affini)

Aree agricole e biodiversità: corridoi agro-ecologici nell'Adda Martesana

Zone umide: depurazione e biodiversità, Parco Pineta (fra Como e Varese)

L'arte di coltivare i tartufi, colline bresciane

Le trezze/tegnue dell'Alto Adriatico

Invisibili cause di visibili effetti: la biodiversità nascosta, R.Bertoni, CNRISE e A. Zingone, Stazione Zoologica Anton Dohrn

Biodiversità: bene sociale e servizio ecosistemico, di Ettore Capri, Opera, Università Cattolica

La diversità genetica la faccia nascosta e dimenticata della biodiversità

 

Istituzioni e movimenti

Natura Italia, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Il Gruppo di San Rossore

Centro Ricerche Atlantide, Vercelli

http://seedfreedom.in/

http://www.fibershed.com/

Rete Semi Rurali 

Associazione Natura di Luce, Avigliana, Torino

Master WNHM-World Natural Heritage Management

Rete dei Ricercatori "Agricoltura Urbana e Pianificazione Alimentare"

'Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services' (IPBES)

Slow Food, Se la biodiversità vive, vive il pianeta. Il documento che illustra la posizione di Slow Food sulla biodiversità in Europa, 2012

 

Enti promotori: Dipartimento di Scienze politiche e sociali Università di Trieste, Fondazione Culturale Responsabilità etica (gruppo Banca Popolare Etica)

 

Comitato scientifico Davide Marino-Università del Molise, Andrea Povellato-Istituto Nazionale di Economia Agraria, Davide Pettenella-Università di Padova, Riccardo Santolini-Università di Urbino, Stefano Soriani-Università Ca' Foscari di Venezia.

 

Patrocini (tutti da chiedere):

 

Comitato organizzatore: Ivan Pesaresi (Banca Popolare Etica), Lodovica Mutterle (gruppo dei soci polesani di Banca etica), Giorgio Osti (Università di Trieste), Alessia Agnoletto (Cooperativa Porto Alegre, Rovigo), Eddi Boschetti, WWF Provincia di Rovigo

 


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Abbiamo costituito un gruppo "aree fragili" nel sito www.zoes.it (per accedere al gruppo "aree fragili" è necessario profilarsi)